La pubblicazione della UNI CEI EN ISO 19011:2026 rappresenta un’importante evoluzione delle linee guida per gli audit dei sistemi di gestione. Pur mantenendo inalterati i principi fondamentali dell’attività di audit – integrità, imparzialità, approccio basato sull’evidenza e sul rischio – la nuova edizione recepisce il profondo cambiamento che ha interessato il mondo delle organizzazioni negli ultimi anni: digitalizzazione dei processi, diffusione delle sedi virtuali, lavoro distribuito e crescente utilizzo delle tecnologie ICT.
Tra le innovazioni di maggiore rilievo emerge il riconoscimento degli audit a distanza (remote audits) e degli audit misti (hybrid audits) come modalità ordinarie di conduzione degli audit, non più considerate soluzioni eccezionali o emergenziali.
La norma, infatti, supera definitivamente l’impostazione della ISO 19011:2018, nella quale l’audit remoto era trattato prevalentemente come tecnica accessoria, e lo integra all’interno della metodologia generale di pianificazione e conduzione degli audit.
Dalla presenza fisica alla verifica dell’efficacia
La principale innovazione culturale introdotta dalla ISO 19011:2026 consiste nello spostamento dell’attenzione:
- dal luogo in cui si svolge l’audit;
- alla capacità del metodo scelto di produrre evidenze sufficienti, pertinenti e affidabili.
Quindi, la domanda non è più se “l’auditor è presente fisicamente?” piuttosto: “il metodo adottato consente di raggiungere gli obiettivi dell’audit?”
Questo rappresenta un cambiamento significativo nella filosofia dell’audit.
L’efficacia dell’attività non dipende più esclusivamente dalla visita in campo, bensì dalla corretta combinazione di tecniche di raccolta delle evidenze.
Audit remoto come modalità pianificata
La nuova norma considera l’audit remoto una modalità pienamente legittima quando:
- il contesto organizzativo lo consente;
- i processi risultano osservabili attraverso strumenti digitali;
- la tecnologia permette una raccolta affidabile delle evidenze;
- siano adeguatamente gestiti i rischi connessi alla sicurezza delle informazioni.
L’audit remoto può riguardare, ad esempio:
- interviste mediante videoconferenza;
- osservazione in tempo reale dei processi produttivi mediante telecamere mobili;
- condivisione documentale su piattaforme cloud;
- analisi dei dati gestionali;
- registrazioni elettroniche;
- monitoraggi in tempo reale;
- utilizzo di dashboard aziendali.
La UNI CEI EN ISO 19011:2026 rafforza quindi il concetto secondo cui le informazioni digitali costituiscono evidenze di audit a tutti gli effetti, purché ne siano garantite autenticità, disponibilità, integrità e tracciabilità.
L’audit misto (Hybrid Audit): il nuovo modello di riferimento
La modalità destinata a diventare prevalente è l’audit misto.
L’audit viene progettato combinando:
- attività svolte in presenza;
- attività svolte da remoto.
Un possibile schema operativo può prevedere:
Prima fase (da remoto)
- riesame documentale;
- analisi del contesto;
- verifica dei KPI;
- esame delle registrazioni;
- pianificazione dettagliata.
Seconda fase (in presenza)
- osservazione delle attività operative;
- verifica dei comportamenti;
- sopralluoghi;
- interviste al personale;
- verifica delle infrastrutture.
Terza fase (da remoto)
- riesame delle evidenze integrative;
- follow-up;
- chiusura delle non conformità;
- verifica delle azioni correttive.
Questo approccio consente una migliore utilizzazione del tempo dell’auditor e delle risorse dell’organizzazione.
Pianificazione basata sul rischio
Uno degli aspetti più innovativi della norma consiste nel collegare la scelta della modalità di audit al risk-based thinking.
La decisione se utilizzare:
- audit in presenza;
- audit remoto;
- audit misto;
deve derivare dalla valutazione di elementi quali:
- criticità dei processi;
- complessità organizzativa;
- maturità del sistema di gestione;
- competenze digitali del personale;
- disponibilità delle tecnologie;
- riservatezza delle informazioni;
- affidabilità delle connessioni.
Non esiste quindi una modalità “migliore” in assoluto.
Esiste invece la modalità più efficace in relazione agli obiettivi dell’audit.
Le competenze digitali dell’auditor
La ISO 19011:2026 amplia il concetto di competenza dell’auditor.
Alle tradizionali competenze vengono affiancate competenze relative a:
- utilizzo delle piattaforme di videoconferenza;
- gestione documentale digitale;
- cybersecurity;
- protezione delle informazioni;
- verifica dell’affidabilità delle evidenze digitali;
- utilizzo di strumenti ICT;
- analisi dei dati.
L’auditor moderno diventa quindi un professionista capace di valutare sistemi organizzativi anche attraverso ambienti virtuali.
Sicurezza delle informazioni
L’utilizzo delle tecnologie ICT introduce nuovi rischi.
Tra i principali:
- accessi non autorizzati;
- perdita di riservatezza;
- registrazioni non controllate;
- archiviazione non protetta;
- utilizzo di piattaforme non sicure.
La pianificazione dell’audit deve pertanto includere misure per garantire:
- riservatezza;
- disponibilità;
- integrità delle informazioni.
Questo aspetto assume particolare rilevanza negli audit relativi alla sicurezza delle informazioni, alla sanità, al settore farmaceutico e ai servizi finanziari.
I vantaggi degli audit misti
L’adozione degli audit ibridi produce numerosi benefici:
- riduzione dei tempi di trasferta;
- diminuzione dei costi;
- maggiore frequenza degli audit;
- migliore coinvolgimento degli specialisti;
- possibilità di verificare sedi geograficamente distribuite;
- maggiore sostenibilità ambientale grazie alla riduzione degli spostamenti;
- migliore pianificazione delle attività.
Gli audit remoti consentono inoltre di osservare processi digitalizzati che spesso risultano più facilmente analizzabili mediante accesso diretto ai sistemi informativi.
I limiti degli audit a distanza
La norma evidenzia tuttavia che alcune attività richiedono ancora la presenza fisica dell’auditor.
Ad esempio:
- osservazione dei comportamenti;
- valutazione della cultura organizzativa;
- verifica dello stato manutentivo degli impianti;
- percezione dell’ambiente di lavoro;
- osservazione delle interazioni tra le persone;
- verifiche su aspetti ergonomici o di sicurezza.
Per tali motivi la UNI CEI EN ISO 19011:2026 non propone di sostituire gli audit tradizionali, ma di integrarli con strumenti digitali.
Conclusioni
La UNI CEI EN ISO 19011:2026 segna il passaggio da un modello di audit prevalentemente ispettivo a uno maggiormente orientato all’efficacia, al rischio e alla creazione di valore.
Gli audit a distanza e quelli misti non rappresentano più una soluzione temporanea, bensì una metodologia strutturata, pianificabile e pienamente integrata nel programma di audit.
Il ruolo dell’auditor evolve di conseguenza: da semplice verificatore della conformità a professionista capace di utilizzare strumenti digitali, valutare evidenze provenienti da ambienti virtuali e progettare audit flessibili, proporzionati ai rischi e orientati alle prestazioni dell’organizzazione.
La vera innovazione della UNI CEI EN ISO 19011:2026 non consiste nell’introduzione delle tecnologie, ma nel riconoscimento che la qualità dell’audit dipende dalla capacità dell’auditor di scegliere il metodo più idoneo al contesto, garantendo sempre l’affidabilità delle evidenze e il raggiungimento degli obiettivi dell’audit.